Clima: il lago d'Aral ormai ridotto ad una pozza d'acqua, ma resiste...
Il Lago d'Aral è agonizzante, ma resiste ancora al prosciugamento totale.
Nel 2005 grazie alla costruzione di una diga, il livello dell'acqua era tornato a salire nelle zone più a nord e contemporaneamente ne era diminuita la salinità, erano tornati i pesci e c'era stata anche una discreta ripresa economica.
Ed ora, nel 2015, la situazione è quella di un micro laghetto agonizzante.
Le zone da salvare sono soprattutto quelle meridionali: la deviazione di un fiume, un progetto ambizioso ma soprattutto molto costoso, che prevede anche accordi politici importanti.
Al posto del lago ora troviamo chilometri di steppa, sabbia, desolazione, solitudine. Il deserto. Il lago d'Aral, per chi non lo sapesse si trova in Asia centrale, tra Uzbekistan e Kazakistan. In passato pare avesse un emissario che portava le sue acque fino al mar Caspio e che fungeva da via navigabile collegata alla "via della seta".
Chi ne ha voluto allora il prosciugamento? I russi, che hanno deciso di tagliargli i viveri, chiudendo i rubinetti dei due immissari per irrigare campi di cotone in aree altrimenti desertiche. Il progetto era quello di trasformare il lago in una risaia, per mandarci poi le mondine a raccogliere riso.
Per favorire l'attecchimento del riso sono stati usati diserbanti e pesticidi in gran quantità, con danno ambientale e alla salute umana incalcolabile. In 40 anni la linea della costa è arretrata in alcuni punti anche di 150km lasciando al posto del lago un deserto di sabbia salata invece del previsto acquitrino.
Invece i sovietici avevano chiuso i rubinetti e l'Aral si era ridotto in poco tempo di oltre il 70 per cento. E' chiaro che a livello microclimatico uno sconvolgimento del genere non passa inosservato: l'umidità è diminuita, piove meno, in estate fa più caldo, le escursioni termiche sono notevoli.
Il ritiro del Lago d'Aral ha fatto emergere un altro scheletro nell'armadio dei russi, una potenziale minaccia non solo per l'Asia, ma anche per l'Europa. Nell'ex Urss i fondi destinati alla sanità venivano drammaticamente tagliati ed inviati sull'isola della Rinascita, proprio sul lago d'Aral, in Kazakistan, dove un gruppo di specialisti preparava armi batteriologiche disponibili per ogni evenienza.
Si iniettavano alle scimmie e ai topi i batteri delle malattie più terribili, tra cui quello della peste bubbonica, dell'antrace. Ma con la "glasnost" e la "perestroika" di Gorbaciov tutto è stato abbandonato, finchè il prosciugamenteo del lago non ha provocato qualcosa di tremendo: l'isolotto è diventato una penisola, sulla quale hanno scorazzato, ignari, animali di ogni tipo. Nell'agosto del 2001 un uomo e suo figlio di 13 anni avevano perso un cammello nella zona.
Per cercarlo sono stati infettati dal batterio della peste: il padre è morto, il figlio è salvo per miracolo, ma in Kazakistan la gente ha vissuto nel terrore di un'epidemia per mesi. La bonifica del 2002 non ha convinto completamente.
La situazione resta comunque molto grave: le tempeste di sale e sabbia ogni anno nuocciono gravemente alla salute delle popolazioni locali, a causa del trasporto di particelle di pesticidi.
La pesca è comunque l'attività più redditizia, purchè non si esageri nel riempire di nuovo troppo il lago, perchè russi, cinesi ed Uzbeki qui ci devono ricavare gas naturale, il sottosuolo infatti ne è assai ricco. L'obiettivo della nuova diga sarebbe comunque quello di riportare il livello dell'Aral a bagnare il porto di Aralsk, che si trova ancora a oltre 20km di distanza dal lago.
Gli Uzbeki ritengono invece che l'unica soluzione sia quella di investire nel rinverdimento del deserto lasciato dal lago evaporato, piantando un arbusto noto anche con il nome di "albero del sale", in grado di vivere in ambienti aridi e dalla salinità elevata.
Autore . Alessio Grosso
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